ridolfi passatore 2018

Ad una settimana dal Passatore!!

Questa meravigliosa competizione, che dalla sua prima edizione ad oggi attira sempre più partecipanti, lascia nel cuore di tutti i concorrenti un segno indelebile. Così è successo a Christian Ridolfi un nostro Atleta:

“ Non mollare, più avanti c’è il meglio (siediti e leggi solo se hai tempo)
È passata esattamente una settimana da questa avventura fuori le righe. Alle 5:05 arrivavo al
traguardo dopo uno sprint di 5km liberatorio; bramoso di appoggiare la testa, anche solo su una lastra di marmo.
Se vuoi andare veloce vai da solo Se vuoi andare lontano vai in compagnia È questo proverbio africano che meglio riassume questa esperienza alla gara podistica dei 100km del passatore di sabato 26 maggio 2018.
Tutto è cominciato a fine 2017 quando insieme al miglioramento del tempo della maratona ho pensato di realizzare qualcosa di epico, da fare in primavera inoltrata: 100km del passatore l’occasione giusta.
Gara di endurance che da 46 anni raccoglie 2000 temerari disposti ad andare da Firenze a Faenza varcando i 916m del passo della Colla.
Quest’anno i pazzi iscritti erano oltre 3000.


La preparazione atletica è stata adeguata anche se il riposo fisico e mentale ha lasciato un po’ a desiderare.
Il viaggio in treno è già pittoresco a partire da Faenza:: convoglio colmo di accompagnatori ciclisti e podisti che per l’emozione sono già in tenuta da gara. Mancano solo 7 ore alla partenza. Manca il posto a sedere e i corridoi diventano comode panche, che non scoraggiano gli avventori, pronti a scaricare la tensione con racconti mirabolanti di avventure podistiche.
Provo a riposare.
Impossibile.
Il chiacchiericcio è martellante A fianco a me 2 signore faentine sulla cinquantina raccontano la loro precedente avventura al passatore.
Natascia racconta come dopo aver visto arrivare così tanta gente per anni, gli è preso il matto e l’ha fatta; lo scorso anno, camminando è arrivata in fondo.
Giovanna ha un applicazione di taping nelle gambe che la ricoprono totalmente, quasi fosse il
segno del guerriero sioux.
È in ciabatte, con lo zaino da trekking è alla sua seconda volta, dopo un buon risultato finale, tutto di corsa di un anno fa.
Loro raccontano l’essenza della corsa per questo territorio, lontano dal mare, zona di passaggio e senza eroi ma dalla terra generosa di frutti.
Si aggiunge al trio, Francesco della podistica Franciacorta di Brescia che racconta la sua storia, insieme ad Omar, un posto più in là. Sono entrambe al loro primo passatore.
Sedute a terra, sei ragazze, partite per festeggiare l’addio al nubilato dell’amica faentina, ignare della carovana del passatore. Basta poco e Giovanna e Natascia per rompere il ghiaccio e dalla corsa si arriva alla conoscenza della sposa: pare essere stata vicina di casa da nubile di Giovanna.
Il treno porta spesso con se un carico di storie strane e cariche di risvolti curiosi che non ti aspetti, specie nei convogli di tratte minori.
I servizi sono sempre occupati e il capotreno alle fermate delle piccole stazioni trova il tempo per aprire il bagno della stazione per smaltire la coda.
Mezz’ora di ritardo e arriviamo a Firenze.
La carovana variopinta di runners si snoda da Santa Maria Novella, principale terminal fiorentino, fino a piazza del Duomo.
I turisti si confondono con i podisti che un po’ spaesati convergono a piazza Santa Maria novella per il ritiro dei pettorali e per svolgere con calma i riti pre-gara.
Un massaggio, riposino, il tempo di mangiare un boccone, l’occasione per ritrovare compagni di precedenti avventure finché arriva il momento di spostarsi in piazza del duomo per la partenza.
Gli zaini sono stipati nella navetta che li porteranno al passo della Colla uno, e l’altro a Faenza.Un gruppo scout di capi adulti ha scelto proprio questa piazza per ritrovarsi anche se non hanno trovato la tranquillità del bosco.
Partenza!
Il caldo è soffocante e anche bere gli ultimi sorsi non cambia il totale infondo: tutto ribolle.
Assaggio già i suoni che mi accompagneranno fino all’ultimo kilometro: la folla urla, incita, ti
sospinge avanti. Si cerca l’ombra dei palazzi e quando arriva senti un coro liberatorio di chi ti precede.
C’è un clima goliardico e di festa nei partecipanti; forse per esorcizzare il caldo e la fatica che ci aspetta.
Arriva il primo ristoro.
Una mattanza.
Non c’è posto per tutti.
Si va oltre.
Stesso copione per una fontana poco innanzi.
Gli spettatori si diradano ma non l’entusiasmo per incoraggiare, che rimane, costante e vigoroso.
I ristori sono uno spettacolo di varietà, di colori, forse anche la fatica cambia il punto di vista del
podista che vede il luogo come un’oasi nel deserto.
Pane e nutella o marmellata, frutta, sali, cola e tanta acqua.
Centinaia di volontari a darsi da fare per ristorare l’esercito in corsa.
Curioso sentire l’accento cambiare ogni 5km, da Fiesole a Brisighella.
È ora di cena e lungo la strada intanto tavolate in amicizia salutano i passanti con i profumi della grigliata del sabato, che al passaggio della corsa si trasforma in una curva Fiesole.
Anche i paracarri salutano il passaggio e hanno parole di incoraggiamento per visi stanchi e
stravolti dal caldo soffocante.
Si avvicina Vaglia e il ristoro sembra il gran premio della montagna del Giro d’Italia: gente stesa sui prati ad applaudire, incoraggiare, salutare la gara.
Comincia il bosco e si avvicina Borgo San Lorenzo paese incantato a metà tra Appennino e la
bella Firenze.
Un macellaio ha appeso la gomma con una cipolla per il refrigerio di chi corre, che, unito a una
battuta simpatica ti spinge leggero ai kilometri successivi.
Pochi metri e i tornanti del passo della Colla si spalancano avanti.
Intanto arrivano notizie del duello tra il tedesco e l’emiliano che poi arriverà primo.
Calcaterra è terzo a tanti minuti di distanza.
La luna appare tra i monti sulla destra, verso est, è quasi piena e mi accompagnerà per tutto il
tragitto, passando fino all’altro lato, scomparendo tra le montagne di fronte.
Lenti tornanti.
Un po’ si cammina in discesa e un po’ si corre in salita È questo lo strano effetto che fanno i primi dolori.
Passare lungo la strada accanto al torrente fa sentire il refrigerio.
È già una vittoria: il caldo è sconfitto.
Manca poco al passo della Colla dove un po’ di ristoro e un cambio veloce ci aspetta.
La discesa da il tempo di ritrovare Paolo e Pamela, mie compagni di squadra che accusa un gran mal di stomaco.
Si riparte Un traffico balordo ci accompagna per una decina di kilometri: accompagnatori non autorizzati seguono chi corre.
È un aereosol di smog in mezzo al bosco.
Scambi qualche battuta con un vicentino che al seguito ha un rumeno con la bici servoassistita, pronto ad ogni evenienza.
È determinato e con passo costante mi supera: Ha 61 ann,i è al secondo passatore ma ha pensato bene di fare una buona assicurazione per non gravare di debiti i figli e la moglie.
Mi dice, molto serio, che ha raddoppiato il premio per incidente stradale, vista la gara su strada.
Passano una decina di kilometri e incontro Marco di Arezzo.
Il nome lo scoprirò solo 30km più tardiMi insegna a tagliare le curve per risparmiare energia.
Trovata geniale, specie nei tratti che risalgono ancora e non sono pochi.
Tra le squadre più bizzarre al seguito dei runners un gruppo di amici armati di barbecue,
ovviamente acceso, montato sopra il pick-up per ingannare l’attesa dell’arrivo dell’amico; curioso some il gazebo di ristoro fatto solo per il fortunato.
La carovana una volta ristorato il podista riparte per 20km più avanti.
Non ricordo un servizio simile neppure al Giro d’Italia ultimo.
Mi avevano detto, “vedrai dopo il passo è tutta in discesa...” allora si, prenderai velocità Tutto falso. Hai le gambe dure e gli acciacchi che diventano invalidanti.
Al prossimo ristoro mi fermo e un tale esce da una casa e mi urla: ci sono i massaggi.
Mi fiondo.
Due signore dal braccio energico, esperte di sfoglia, mi fanno adagiare sul lettino e cominciano e strizzare le mie gambe.
Ho indicato loro dove ho male, ma vogliono carta bianca e io non mi oppongo.
Mi rialzo e sembro nuovo con due gambe leggerissime Un brodino caldo e riparto come un razzo, non prima di aver provato la glicemia tramite dei volontari il cui responso è: tutto magicamente in ordine.
Avanti a me un serpentone di lucine mi illumina la strada; mi volto e altrettanto mi segue Un calpestio si asfalto e un brusio di fondo sono i rumori che mi accompagnano.
Risate e chiacchiericcio sono finiti, ora si soffre.
Non c’è paesino o gruppi di case sulla strada che non abbia una schiera di persone sedute ad
applaudire come sulla prima fila del teatro alla scala Decidiamo di ingannare la stanchezza con un patto: si corre in discesa e si cammina in salita e in piano.
È un palliativo
Il fiume Lamone è a fianco a noi e porta un po’ di fresco.
È ormai tardi e i pochi presenti lungo le strade sono assonnati tanto che dobbiamo salutarli noi,
perché si destino e ci incoraggino.
Fantastico.
Ritrovo davanti persone che mi pareva avere già superato.
Il sonno è la tortura più grande ancora più delle gambe di legno.
Nei ristori compare il Grana.
È come una droga Mi da subito energie speciali per ripartire Marco è a pezzi.
Ritroviamo Paolo e Danilo e l’ultimo tratto lo facciamo insieme.
Comincia a schiarire l’orizzonte.
Il gallo canta, oramai ci siamo, il traguardo è vicino. C’è il tempo di scambiare due parole con le signore del ristoro, con il volto solcato dalle rughe di chi ti vuole bene e fa tutto con spirito di servizio totale.
Marisa mi racconta, con un pizzico di orgoglio che e li dalla mattina del sabato a preparare le
cose, con le sue 80 primavere alle spalle.
È l’essenza di questa gara, l’estratto di passione della romagna profonda.
Passione per gli altri, per lo sport e per lo stare insieme.
Se vuoi torturare a morte un romagnolo mettilo su un eremo, morirà presto.
Marco è allo stremo ormai, mancano meno di 10 kilometri e Paolo è avanti, per non parlare di
Pamela già arrivata al traguardo, dopo aver superato il tremendo mal di stomaco.
Chiedo a Marco di rompere il patto tra gentiluomini di tagliare il traguardo insieme e mi concede di raggiungere Paolo per non farlo poi aspettare per il passaggio di ritorno a casa.
Parto a correre a tutta velocità superando decine di persone.
Ormai il Garmin è spento, batteria esaurita, quasi come me.
Mi sembra una marcia trionfale l’arrivo in città e i pochi abituati al ritmo lento degli ultimi arrivati, rimangono sorpresi del mio sprint.
Ho voglia di arrivare, di terminare questa agonia.Taglio il traguardo è mi sdraio vicino al ristoro.
È finita.
Mi raggiungono Paolo, Danilo e poi Marco.
Sono a pezzi.
Passando per lo stand, trovo il coraggio di domandare una piccola fetta di prosciutto al volo,
mentre raggiungo gli altri che mi aspettano.
Il ragazzo mi vede provato e prende, non una, ma almeno un etto di prosciutto.
Mi sembra oro.
È finita
È finita
Porto appresso alcune immagini e forse qualche dritta che mi ha aiutato in questa storia.
Sorridere sempre e la battuta pronta sono state il segreto di questa avventura.
È un po’ come la vita, fatta di discese, salite ardite, ma al di là delle forze che hai, è lo spirito
positivo che ti salva.
Questa avventura e un caleidoscopio di immagini ed emozioni strane che vanno assaporare piano piano come un buon prosciutto a cui ogni tanto tagliare una fetta da gustare con la piadina calda.”

Grande Christian!!!!